Roma 28 maggio 2016: convegno “Errico Malatesta, un rivoluzionario a Roma” (VIDEO)

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Locandina del convegno “Errico Malatesta, un rivoluzionario a Roma”.

Sabato 28 maggio 2016, a Roma presso il Nuovo cinema Palazzo (San Lorenzo), si è tenuto il convegno “Errico Malatesta, un rivoluzionario a Roma”.
L’evento dedicato alla straordinaria figura di Errico Malatesta, condottiero dell’anarchia è stato organizzato dalla Associazione di idee – I Refrattari.

Pubblichiamo i video integrali degli interventi:
Malatesta e il rapporto con il movimento operaio (Roberto Carocci)
Anarchismo e violenza (Giorgio Sacchetti)
Malatesta e gli Arditi del Popolo (Valerio Gentili)
Malatesta e il fascismo (Franco Bertolucci)

All’interno dello spazio è stata inoltre allestita una mostra fotografica su Errico Malatesta con materiale inedito raccolto dal gruppo I Refrattari.

VIDEO – Comizio Errico Malatesta a Savona 1 maggio 1920.

Malatesta martire della libertà e della classe operaia, uomo di rara tensione etica seppe guadagnare attorno alla sua figura la stima e la fiducia non solo dei militanti anarchici ma dei sovversivi di ogni tendenza, indipendentemente dalla fede politica.
Sempre in prima linea, negli anni del regime scelse volontariamente di non abbandonare Roma e l’Italia per continuare senza posa la lotta contro il fascismo. Fu tra i pochi e pagò con la soppressione di ogni libertà personale, persino quelle più basilari.
Il giorno del suo funerale, il 22 luglio 1932, le autorità fasciste vietarono le pubbliche esequie e ricorsero ad ogni mezzo, compresi quelli più sleali, per impedire che il popolo di Roma portasse il proprio saluto all’apostolo della rivoluzione sociale.
Oggi, 84 anni dopo, resta un’anonima tomba nel cimitero Verano e l’esempio incrollabile di uomo coraggioso, sincero, incorruttibile che rifiutò gli agi e i privilegi della politica di palazzo per vivere, da semplice elettricista, col popolo e per il popolo coerentemente coi propri ideali.

“La libertà che noi vogliamo per noi e per gli altri, non è la libertà assoluta, astratta metafisica, che in pratica si traduce fatalmente in oppressione del debole; ma è la libertà reale, la libertà possibile, che è la comunanza cosciente degli interessi, la solidarietà volontaria”.

Qui è possibile leggere un resoconto del convegno pubblicato sul numero 410 di A – Rivista Anarchica (ottobre 2016).

L’introduzione de I Refrattari

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Cinema Palazzo durante il convegno.

L’Associazione di Idee i Refrattari è un gruppo nato recentemente, composto da persone con sentimenti e percorsi comuni, di militanza politica e di quartiere.
La nostra salda amicizia è nata anni fa allo stadio, in curva.
In passato abbiamo dato vita alla Casa del Popolo Trionfale in Piazzale degli Eroi a Roma; nello stesso edificio dove Errico Malatesta trascorse gli ultimi anni della sua vita. Sulla facciata di questo antico palazzo è ben visibile la targa commemorativa in marmo con la scritta: “L’apostolo della libertà qui abitò e morì”. La nostra presenza nello storico edificio e la nostra caratterizzazione politica ci aveva da tempo stimolato ad organizzare un tributo al rivoluzionario. Dopo un periodo di inattività ci siamo ricostituiti come gruppo dando vita all’associazione.

Il nostro primo obiettivo è stato organizzare questo convegno poiché siamo convinti che Malatesta sia un patrimonio dei movimenti rivoluzionari internazionali e del nostro paese in particolare, nonostante la storiografia ufficiale lo abbia relegato ad un ruolo marginale. Solo un’area dei movimenti di lotta, legata all’anarchismo, ha dato risalto con la giusta attenzione al suo pensiero e alla sua vita, dedicata interamente alla lotta al capitalismo e all’imperialismo. Riteniamo quindi sia assolutamente riduttivo circoscrivere Malatesta ad una sola area politica. Pensiamo sia giusto e doveroso inserirlo in un contesto assai più ampio poiché rappresenta una ricchezza per tutti quelli che, nel pensiero e nella pratica, mirano alla fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo come idea unica e fondante.

Nella presentazione della nostra associazione abbiamo citato una frase che non è nostra ma che probabilmente più di tutte ci caratterizza come gruppo, la frase è: “nulla per apparire, tutto per essere”.
Come avrete intuito siamo piuttosto “refrattari” alle catalogazioni e agli incasellamenti politici e sociali, per questo motivo, pur provenendo da storie e formazioni differenti non abbiamo avuto alcun dubbio sul fatto che la nostra prima iniziativa dovesse essere dedicata ad Errico Malatesta.
Al di là di una empatia nei confronti dell’uomo e del suo pensiero politico, siamo stati infatti subito conquistati dalla sua statura morale ed etica. Teoria e prassi in Malatesta hanno sempre viaggiato sullo stesso binario, Malatesta è stato un fine intellettuale, uno stratega politico, un efficace comunicatore e al tempo stesso autore in prima persona di arditi tentativi rivoluzionari in Italia e all’estero. È stato un protagonista del biennio rosso, è entrato in contatto diretto con gli Arditi del Popolo…forse è un po’ retorico ma crediamo valga la pena ribadire che, nonostante non venga nemmeno citato nei libri di scuola, stiamo parlando  di uno dei più noti e attivi rivoluzionari a livello internazionale tra fine ‘800 e inizio ‘900.

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Uno sguardo sul futuro.


Bakunin sosteneva che bisogna avere il diavolo in corpo e usando le parole di Malatesta noi siamo convinti che
“egli – Malatesta – il diavolo l’aveva davvero, nel corpo e nello spirito, il Satana ribelle della mitologia, che non conosce dei, non conosce padroni e non si arresta mai nella lotta contro tutto ciò che inceppa il pensiero e l’azione”.

Non basterebbe un convegno per raccontare la sua vita e probabilmente le nostre vite non basterebbero per rivivere la sua esistenza per la mole di avventure e peripezie che ha affrontato; l’immaginario ci riporta immediatamente a Jack London.
Il primo arresto a 17 anni, a 23 conosce Bakunin, nel 1877 organizza con Cafiero un moto rivoluzionario nel Matese; a 29 anni va in Egitto, poi fugge in Argentina dove per un periodo prova a fare il cercatore d’oro in Patagonia con alcuni compagni; viene accusato di falsificare monete e fa ritorno in Europa; gira l’Europa tra Spagna e Inghilterra vivendo poi da esule a Londra dove svolge il lavoro di elettricista fino a quando, nel 1919, fa ritorno definitivamente in Italia.

Abbiamo scelto quindi di focalizzarci sul periodo trascorso a Roma da Malatesta sia per il legame che abbiamo con la nostra città, sia perché da un punto di vista storiografico crediamo sia il periodo meno studiato e approfondito.
Malatesta tornerà in Italia dopo la fine della Grande Guerra nel 1919, anno in cui tra le altre cose sono stati fondati da Mussolini i Fasci italiani di Combattimento, e vivrà gli ultimi suoi anni a Roma sotto una strettissima sorveglianza e assisterà in prima persona all’ascesa del fascismo.

Da uno scritto di Malatesta intitolato “Serenamente” pubblicato sulla sua rivista clandestina “Pensiero e Volontà” il 1 aprile 1926:
“Degli amici mi mandano un ritaglio del Corriere degl’Italiani, che si pubblica a Parigi sotto la direzione del “popolare” (io direi clericale) Giuseppe Donati con un articolo che mi riguarda, scritto, a quanto mi dicono, dallo stesso direttore.
Si tratta di un’intervista di Mussolini in cui questi, per dimostrare che in Italia si gode di libertà avrebbe detto: “Testimone l’anarchico Malatesta che, dopo aver fatto tremare tutte le polizie europee, vive ora tranquillo a Roma senza che alcuno pensi di disturbarlo”.
Si poteva osservare al Mussolini che è uno strano modo di rispettare la libertà di un uomo quello di perquisire la sua casa, pedinarlo per la strada, molestare i suoi famigliari e quelli che lo visitano o ch’egli visita e d’impedirgli, a lui come a tutti, di parlare e scrivere liberamente e di riunirsi con i suoi compagni”.

Malatesta morirà a Roma il 22 luglio 1932.

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Cinema Palazzo. I relatori del convegno.

Passiamo a presentare i relatori di oggi che non possiamo considerare ospiti poiché in questi mesi, insieme a noi, si sono fatti promotori del progetto:
Roberto Carocci, ricercatore di storia contemporanea autore tra gli altri del libro Roma Sovversiva si occupa di storia del movimento operaio e del movimento anarchico;
Giorgio Sacchetti, prof. di Storia presso l’università di Padova, originario della provincia di Arezzo, autore di diversi libri e saggi sulla storia del movimento anarchico tra cui la biografia di Otello Gaggi; è stato redattore del Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani;
Valerio Gentili, ricercatore e storico, fondatore dell’archivio di Azione Antifascista Internazionale. Grazie al prezioso lavoro di Gentili è stata recuperata una pagina fondamentale della nostra storia quella degli Arditi del Popolo;
Franco Bertolucci, responsabile della Biblioteca Franco Serantini di Pisa. Autore di diversi saggi sulla storia dell’anarchismo ha collaborato alla “Rivista storica dell’anarchismo” e al Dizionario biografico degli anarchici italiani.

Concludiamo con la lettura di un articolo di “Pensiero e Volontà” del 1 ottobre 1926 intitolato “Per la verità”:

“Da quando, alla fine del 1919 riuscii a venire in Italia, sfuggendo alla polizia inglese, che per rendere servizio al governo italiano m’impediva di lasciare l’Inghilterra, fino all’ottobre 1920 quando fui incarcerato, e poi ancora, dopo uscito di prigione, fino all’ultimo momento in cui fu possibile muoversi, cioè fino alla marcia su Roma, io non feci che incitare all’azione immediata. Coi socialisti fui sempre in contrasto, perché essi dicevano che bisognava non aver fretta e lasciar fare al tempo che lavorava per la Rivoluzione, ed io invece ritenevo e dicevo che bisognava far presto perché il tempo rendeva sempre più difficile l’opera nostra ed avrebbe finito col renderla impossibile per un lungo periodo. Da una parte – io dicevo – le masse non possono restare a lungo nello stato attuale di tensione di spirito e, se non avviene nulla di decisivo, presto saranno stanche e sfiduciate e dall’altra parte la borghesia ritroverà il suo equilibrio e ripiglierà coraggio, mentre che il governo appresta le forze di repressione. [..]

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La sala del Cinema Palazzo durante il convegno.


Quando vi fu l’occupazione delle fabbriche io non feci che predicare la necessità di allargare il movimento e correvo di fabbrica in fabbrica per incitare alla resistenza. “Se voi – io dicevo agli operai – lascerete le fabbriche che oggi tenete da padroni, vi rientrerete più tardi come schiavi, da cani frustrati, e ricadrete in quello stato di miseria e abiezione, che eravate riusciti a superare”. La nota dominante di tutti i miei discorsi era sempre questa: “Agite subito, o la borghesia vi farà scontare a lagrime di sangue la paura che le avete fatta”. E fin nell’ultimo comizio che fu possibile tenere a Roma, quando già il fascismo stava per trionfare, innanzi ad una folla di 50mila persone, contro Errico Ferri che parlava pei socialisti e, in nome della “fatale rivoluzione”, delle “leggi storiche”, ecc., raccomandava di star tranquilli, di aver fiducia, di aspettare che i tempi fossero maturi, io dicevo: Agite, resistete, opponete la violenza alla violenza, o domani…sarà troppo tardi”.

Vi ringraziamo nuovamente e ringraziamo idealmente Errico Malatesta perché continua a “darci la febbre dell’azione”.

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Per chi volesse approfondire lo studio di Errico Malatesta, consigliamo la lettura dei suoi principali scritti scaricabili in formato pdf da questa pagina.

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